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Iniziamo subito con un riscaldamento
: chi è Zethone,chi è Giovanni e chi
sei Tu?
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Ciao a tutti! In effetti la domanda
è pertinente, visto che proprio una
delle canzoni del mio disco tratta
delle differenze presenti nei modi
che la gente ha di riconoscermi. Ma
sono differenze per lo più percepite
dagli altri appunto, influenzate dal
solo punto di vista (limitato).
Zethone è il rapper. Faccio musica
rap da una vita (mi sono approcciato
al movimento nel ‘94 circa) e in
molte maniere ho cercato di
contribuire allo sviluppo della
cultura hip hop, tramite
l’organizzazione di eventi, la
creazione e la crescita di
Moodmagazine e un sacco di
iniziative parallele alla musica che
davvero manco ricordo ormai. Per
tutti io sono Zeth’, sanno cosa
rappresento e come lo faccio. La
prospettiva di Giovanni la possono
invece vedere i miei colleghi di
lavoro (in effetti tra amici musica
ecc nessuno mi chiama mai
“Giovanni”). Molti di questi
colleghi pensano che l’unica maniera
di realizzarsi nella vita sia la
carriera o il prestigio
professionale. Non comprendono la
necessità artistica di una persona
come me. Pensa, il mio capo è
rimasto sorpreso nel vedere quanta
gente viene ai miei concerti e di
come giro l’Italia, tra live, radio,
televisioni ecc…Come Batman spesso
mi tocca condurre una doppia vita:
di giorno in ufficio a coordinare
mille attività professionali, di
notte musicista sempre impegnato.
Questo sono io. La mia passione per
la musica mi ha permesso di trovare
un obiettivo nella vita, una
realizzazione che purtroppo sfugge
alla maggior parte delle persone…
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Quanti dischi hai fatto fino ad
oggi?
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2 dischi col mio vecchio gruppo,
Majestic 12. Un demo autoprodotto
solista e finalmente l’ufficialità
raggiunta con Cose Dell’altro Mondo,
prodotto da Latlantide. Ho sempre
creduto che sparare 1 disco all’anno
fosse controproducente. Almeno per
me. Poi c’è anche chi ci è riuscito.
Ma fondamentalmente questa fretta
nel far uscire dischi alla velocità
della luce non mi ha mai contagiato.
Oggi nel rap se non esci con
qualcosa ogni “tot” di tempo sembra
che ti scada il permesso di
soggiorno. Io vivo la mia vita,
immagazzino le esperienze e poi le
racconto in musica. Per cui è
fondamentale ricaricarsi sempre di
nuovi ricordi per poter alimentare
la propria arte. Un obiettivo alla
volta...e comunque sto già buttando
giù le idee per il prossimo lavoro...ho
già una storyline in mente...potrebbe
chiamarsi “Figli dell’Atomo”.
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Cosa ti ha cambiato e fatto
migliorare sia come Rapper che come
Uomo? Quali esperienze sono riuscite
a incidere sul tuo Flow?
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Per un artista ogni cosa che succede
nella vita è materiale valido per
comporre. Tutte le esperienze mi
hanno fatto maturare. In ambito
musicale ho imparato a diffidare
molto della gente, a volte anche di
quelli che ti sembrano più vicini.
C’è gelosia e invidia ovunque ed è
assurdo quando si parla di livelli
per così dire “underground”. Tutti
se ne accorgono. Il mio fratello
Maxi-B ha chiamato il suo disco
Invidia! Io sono riuscito a
circondarmi di ottimi artisti che
però sono prima di tutto amici. E
con questo ho saputo crearmi le basi
solide che ancora adesso reggono.
Come rapper il confronto (sempre con
umiltà) con realtà più grandi di me
mi ha formato molto. Ho attinto
dall’esperienza di rapper come Primo
e mi sono rinnovato in tal senso.
Moodmagazine negli anni mi ha fatto
entrare in contatto con tutti i
rapper italiani, molti dei quali
oggi sono miei amici o ottimi
consocenti. A livello di rapporti
personali ci sono state anche grandi
delusioni (che diventano poi
disillusione. Cristo, quante potrei
raccontarvene su tutti i rappers
intervistati, conosciuti e
frequentati in questi anni, non
potete nemmeno immaginare), ma anche
belle sorprese che poi sono
diventate belle amicizie. Ormai le
ho provate veramente tutte, forse
per questo sono riuscito ad emergere
piano piano. Sapevo come muovermi
dato che l’ambiente ormai lo
conoscevo bene, avendolo
radiografato per anni. Tecnicamente
e stilisticamente il mio rap ha
subito anni di studio e di
evoluzione. Il solo talento non
basta. Serve studio e dedizione. Ho
studiato i miei rapper preferiti,
anche gli italiani, e cercato una
forma definitiva di rap che mi
rappresentasse. Oggi ne consegue
questo mio stile un pò “liberty”
nell’intepretare la metrica e il
flow...non sono di certo l’unico ma
almneo è una cosa che mi
contraddistingue.
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Per te cos’è l’HipHop? E chi è
HipHop?
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L’hip hop è un movimento culturale
favoloso. Racchiude forme di
espressione dalla potenza inaudita.
E’ un’arma di comunicazione di
massa. Visiva e uditiva. Solo in
Italia è ancora così tanto
strumentalizzato e poco espresso.
Colpa anche di una mentalità che
tutti abbiamo contribuito a creare e
che ci ha un po’ troppo ghettizzati
mentalmente. “Ghettusi” diceva Bassi
qualche anno fa su 60Hz.. Essere Hip
Hop è una cosa difficile da
definire. Conosco punk convertiti al
rap che sono molto più street e hip
hop di tutti quei fighetti da club
che si vedono in giro. Ma sono punti
di vista. Le vere teste hip hop sono
quelle che proprio ce l’hanno nel
sangue, che in tutti le loro
sfaccettature emanano quell’aurea
particolarmente street. Sono
cresciuto con i Public Enemy e i
Naughty By Nature quindi ovviamente
mi rispecchio di più nell’attitudine
street di questa cultura. Per
restare in casa, ti direi che
personaggi come Esa o Inoki sono
davvero “hiphop”, esprimono proprio
quello che mi aspetterei di vedere e
sentire da un vero rapper 8nel bene
e nel male).
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Durante i live tu spacchi. E’
innegabile e obbiettivamente
impossibile dire il contrario : come
ti senti tu? Cosa percepisci dal
viso delle persone che sotto al
palco cantano i tuoi pezzi?
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Ti ringrazio molto per la
considerazione! Ultimamente le cose
sono davvero molto positive. Vengo
spesso chiamato a suonare in tutto
il Nord Italia e trovo un sacco di
riscontri positivi. C’è un bel
pubblico là fuori…super samurai che
vogliono sentire davvero il fuoco
sul palco. E non dappertutto accade!
La dimensione live con la mia crew
che è Sweet Poison la interpreto
così: 100% attitudine, 100% energia.
Mi piace vedere la gente che si
infiamma, e mi piace fare spettacolo
sul palco! In generale vedo che
sempre di più le nuove leve sono
preparate e attente. Sanno scegliere
la musica che più li attira e
cercano di combattere le imposizioni
mediatiche. Però l’hip hop è ancora
una minoranza in Italia, per cui,
specie nell’underground, non si può
contare su una struttura che possa
dare grandi risultati, a meno di
uscire da certi schemi…
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Cosa mi dici della scena Veneta? Tu
che riscontro hai nella terra che ti
ha visto nascere?
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Il Veneto presenta una delle scene
hip hop più attive di tutta Italia.
Ci sono tantissimi rappers e di
materiale ne esce molto ogni mese.
La considero una scena molto
“difficile”. Più che in altre
regioni risulta difficile emergere,
proprio per la grande quantità di
musica che viene prodotta. Devi
saper davvero creare una
“differenza” per mettere il naso
fuori da questa bolgia. E’ un limite
forse perchè non si riscontra quel
calore di pubblico che ci si
aspetterebbe normalmente. Molte
volte (anche con grossi artisti
italiani), in molti, anzichè godersi
la serata, se ne restano a braccia
conserte a scansionarti il culo. Un
pò più di entusiasmo e di
coinvolgimento e un pò meno
atteggiamento non farebbero di certo
male. Verrebbe da dire che se ce la
fai in Veneto, sei pronto per
combattere ovunque...è un campo di
addestramento davvero tosto. La
situazione economica veneta in
teoria permetterebbe
l’organizzazione di tanti eventi. E
direi che finora è andata proprio
così. Ora il pubblico ha visto
davvero tanto e sembra non
emozionarsi più per nulla. Nel
passato non era così: io poi grazie
al mitico Palladium ho visto tutti i
più grandi rappers americani a meno
di un metro di distanza. Dio...quante
vibrazioni i sabati sera con Ciso
che dedicava a me e Virus qualche
pezzo dei Cypress o i Gangstarr...
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Per la musica fai tanto. Oltre a
creare ottime rime sei coinvolto
nella rivista MoodMagazine : sei
soddisfatto di te stesso? In cosa
vorresti eventualmente essere
diverso o migliorare?
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Grazie, mi fa piacere sentirti dire
queste cose. C’è un fondamento di
ipocrisia (anche se perdonabile)
quando un musicista ti dice che lui
la musica la fa solo ed
esclusivamente per sè stesso. E’
naturale che l’apprezzamento degli
altri sia sempre gradito e funga da
carburante o almeno da addittivo del
carburante stesso.
Venendo a ciò che chiedi vorrei
cimentarmi in qualcosa di nuovo,
sperimentare alcune cose che ancora
non ho ancora approfondito. Sto
lavorando con una band per
riproporre i brani di Cose
Dell’altro Mondo in chiave
totalmente strumentale. Pietro
“Kelevra” Sola (il mio chitarrista)
e tutti gli altri componenti mi
stanno dando parecchi stimoli e di
fatto mi stanno permettendo di
sperimentare influenze rock con le
quali mi trovo particolarmente a mio
agio. Inoltre vorrei svecchiare
alcune sonorità tipiche del mio rap,
magari spostandomi su beats più
elettronici o semplicemente più
freschi (ho in cantiere alcune cose
nuove con Penta, Zonta e il mio
producer di fiducia Amon...
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Il tuo nuovo disco…COSE DELL’ALTRO
MONDO. Un capolavoro. Cosa
rappresenta per te questo disco? Ci
racconti qualcosa del disco?
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Addirittura! Come ti ho detto Cose
dell’Altro Mondo è la sintesi della
mia personalità. Un disco molto
personale, che per me ha segnato
anche una notevole crescita, anche
in termini di fiducia in me stesso.
Dario e Ivaldo de Latlantide sono
due discografici davvero molto
attenti e onesti e mi hanno dato un
ottimo supporto! E’ stato Penta (che
oltre ad essere mio socio da una
vita è il fonico che ha mixato
l’intero lavoro) a mettermi in
contatto con loro e ci fu subito
feeling. Ci sono stati momenti nella
composizione del disco che sono
stati piuttosto duri. Molti episodi
mi hanno rallentato nella scrittura
e nella ricerca del sound giusto, ma
alla fine riuscire a condensare così
tanto in un cd è stata una delle
conquiste più importanti della mia
vita. E auguro a tutti di superare
le difficoltà e di riuscire a
produrre il proprio disco. E’ come
una medicina che ti guarisce…Tra gli
episodi belli ricordo le lunghe
chiacchierate con Amon e Besh per la
creazione dei beat. Mi hanno
sopportato, hanno risposto alle mie
richieste sempre con grande
puntualità, mi conoscono da
parecchio e sapevano dove volevo
arrivare! Poi potrei raccontarti il
V-Day delle riprese di Riot Rap
Guerrilla con il gruppo dei
Gladiatori. L’intera Sweet Poison in
mimetica, gonfi di birra, io e Primo
con il fango fino alle orecchie, una
giornata incredibile, un ricordo
indelebile grazie anche a Zedd e la
troupe!
Finora comunque il disco è andato
molto bene, per le mie possibilità
chiaramente, con il prossimo
cercherò di confermare le belle cose
raccolte nell’ultimo anno.
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A quale pezzo ti senti più legato e
perché?
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Allora il pezzo a cui sono più
legato forse è La Pienezza Del
Dragone. Non a caso è il brano di
chiusura. E’ la fine del viaggio, il
nodo che viene al pettine. E’ tutto
su misura di me stesso. Dal tributo
al compositore Sakamoto (grazie Amon,
questo lo ricorderò per sempre!), al
titolo ispirato all’estremo gesto di
Shiryu ne I Cavalieri Dello Zodiaco.
Forse la bellezza sta nella sua
semplicità. Chiunque abbia vissuto
situazioni opprimenti e il disagio
di un sogno che tarda a realizzarsi
ascoltando questo brano riesce a
ricordare una delle cose più
importanti della vita: l’importanza
della speranza e della
determinazione.
Poi ci sono sicuramente Un Anno e
Blu Notte, brani che dovevo fare per
esorcizzare le cose che più mi hanno
segnato nella vita. E anche qui la
chiave di tutto sta nell’essere
riconoscibile e fruibile. Chiunque
ha vissuto almeno una volta nella
vita ciò che dico. E infine ti direi
Riot Rap Guerrilla. Primero è come
un fratello più grande, ho imparato
molto da lui. Credo che il singolo
mi abbia veramente fatto cambiare.
Mi ha dato fiducia in me stesso. Mi
ha fatto fare quel passo in più che
ora mi fa sentire davvero un artista
capace e non solo “uno tra tanti”.
Poi con Penta e TRobb non poteva che
uscire una bomba…
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Originali i tributi ai film e ai
cartoons : sei un appassionato ?
Come sei riuscito a legare questi
contenuti alle tue rime? Casualità o
sei andato a ricercare determinati
incisi?
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Non sono solo un appassionato. Per
certe cose sono un vero nerd! Io
sono assolutamente FAN di tutto
quello che ho inserito in Cose
Dell’Altro Mondo e le citazioni
scelte sono volute al 100%,
ricercate, e aiutano a far scorrere
meglio l’intero viaggio del disco.
Hai mai visto Non E’ Un Paese Per
Vecchi dei Coen? Quel film racchiude
un sacco di contenuti poi espressi
nella mie canzoni. Così come ho
voluto nientemeno che Sua Maestà
Leonida su Street Delirium e un
piccolo ritaglio di AKIRA di Otomo.
Ogni piccolo ritaglio di fatto
rappresenta un bel lavoro di ricerca
(a volte davvero minuziosa) che mi
ha divertito moltissimo.
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La scelta del titolo di un disco è
la più difficile. Deve cercare di
catturare la gente e oltre ad essere
il biglietto da visita deve
“descrivere” il disco…secondo te è
stato capito? Ci dici perché lo hai
scelto?
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Cose Dell’Altro Mondo è un modo di
dire che racchiude tutto lo stupore
nel constatare che le cose non vanno
come dovrebbero. O come vorrei. In
effetti tutto il disco è pregno di
denunce sociali e il titolo comunica
fin da subito tutto il disappunto.
Non mi sono limitato a fare polemica
però. Ho cercato anche di raccontare
come io ho trovato soluzioni
rispetto quello che non riuscivo più
ad accettare. Fortunatamente ho una
maniera di scrivere molto diretta a
livello di contenuti per cui direi
che quasi tutti quelli che hanno
ascoltato il mio disco hanno
esattamente inquadrato il
significato di ogni canzone. Me ne
accorgo dalle recensioni (anche
all’estero) e anche dalle interviste
che ho fatto. Ma, cosa più
importante, lo noto dalle mail di
feedback che mi arrivano
periodicamente dagli ascoltatori. E’
davvero bello sapere che hai toccato
i sentimenti di qualche persona con
una canzone. Che ci sono persone
che, tornando a casa la sera dopo
aver dipinto una murata, mettono
sullo stereo Blu Notte, o che si
danno la carica con Kansas City
Theory prima di afforntare una
difficoltà. Non mi aspettavo così
tanto e non potrei davvero chiedere
di più! Riuscire a esprimere sè
stessi e a comunicare messaggi che
la gente poi metabolizza è davvero
una gran bella sensazione!
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Bella Zeta!!!! Grazie mille!!!! Un
mega saluto!
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Mando un saluto a te e a tutti i
lettori di bumchaka. Se leggerete
questa intervista spero anche di
incontrarvi da qualche parte in giro
per l’Italia, potete trovarmi sullo
space a
www.myspace.com/zethone
e su facebook nel gruppo Sweet
Poison Street Team. Un saluto ai
miei compari e chi lo fa con
coraggio e determinazione!
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