ZETHONE

L'ARTISTA - IL SUO NUOVO DISCO

BUMCHAKA.COM®  copyright MARZO 2010 -

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Bumchaka.com intervista Zethone - L'artista si racconta e presenta il suo nuovo disco: COSE DELL'ALTRO MONDO.

 
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Iniziamo subito con un riscaldamento : chi è Zethone,chi è Giovanni e chi sei Tu?

Ciao a tutti! In effetti la domanda è pertinente, visto che proprio una delle canzoni del mio disco tratta delle differenze presenti nei modi che la gente ha di riconoscermi. Ma sono differenze per lo più percepite dagli altri appunto, influenzate dal solo punto di vista (limitato). Zethone è il rapper. Faccio musica rap da una vita (mi sono approcciato al movimento nel ‘94 circa) e in molte maniere ho cercato di contribuire allo sviluppo della cultura hip hop, tramite l’organizzazione di eventi, la creazione e la crescita di Moodmagazine e un sacco di iniziative parallele alla musica che davvero manco ricordo ormai. Per tutti io sono Zeth’, sanno cosa rappresento e come lo faccio. La prospettiva di Giovanni la possono invece vedere i miei colleghi di lavoro (in effetti tra amici musica ecc nessuno mi chiama mai “Giovanni”). Molti di questi colleghi pensano che l’unica maniera di realizzarsi nella vita sia la carriera o il prestigio professionale. Non comprendono la necessità artistica di una persona come me. Pensa, il mio capo è rimasto sorpreso nel vedere quanta gente viene ai miei concerti e di come giro l’Italia, tra live, radio, televisioni ecc…Come Batman spesso mi tocca condurre una doppia vita: di giorno in ufficio a coordinare mille attività professionali, di notte musicista sempre impegnato. Questo sono io. La mia passione per la musica mi ha permesso di trovare un obiettivo nella vita, una realizzazione che purtroppo sfugge alla maggior parte delle persone…

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Quanti dischi hai fatto fino ad oggi?

2 dischi col mio vecchio gruppo, Majestic 12. Un demo autoprodotto solista e finalmente l’ufficialità raggiunta con Cose Dell’altro Mondo, prodotto da Latlantide. Ho sempre creduto che sparare 1 disco all’anno fosse controproducente. Almeno per me. Poi c’è anche chi ci è riuscito. Ma fondamentalmente questa fretta nel far uscire dischi alla velocità della luce non mi ha mai contagiato. Oggi nel rap se non esci con qualcosa ogni “tot” di tempo sembra che ti scada il permesso di soggiorno. Io vivo la mia vita, immagazzino le esperienze e poi le racconto in musica. Per cui è fondamentale ricaricarsi sempre di nuovi ricordi per poter alimentare la propria arte. Un obiettivo alla volta...e comunque sto già buttando giù le idee per il prossimo lavoro...ho già una storyline in mente...potrebbe chiamarsi “Figli dell’Atomo”.

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Cosa ti ha cambiato e fatto migliorare sia come Rapper che come Uomo? Quali esperienze sono riuscite a incidere sul tuo Flow?

Per un artista ogni cosa che succede nella vita è materiale valido per comporre. Tutte le esperienze mi hanno fatto maturare. In ambito musicale ho imparato a diffidare molto della gente, a volte anche di quelli che ti sembrano più vicini. C’è gelosia e invidia ovunque ed è assurdo quando si parla di livelli per così dire “underground”. Tutti se ne accorgono. Il mio fratello Maxi-B ha chiamato il suo disco Invidia! Io sono riuscito a circondarmi di ottimi artisti che però sono prima di tutto amici. E con questo ho saputo crearmi le basi solide che ancora adesso reggono. Come rapper il confronto (sempre con umiltà) con realtà più grandi di me mi ha formato molto. Ho attinto dall’esperienza di rapper come Primo e mi sono rinnovato in tal senso. Moodmagazine negli anni mi ha fatto entrare in contatto con tutti i rapper italiani, molti dei quali oggi sono miei amici o ottimi consocenti. A livello di rapporti personali ci sono state anche grandi delusioni (che diventano poi disillusione. Cristo, quante potrei raccontarvene su tutti i rappers intervistati, conosciuti e frequentati in questi anni, non potete nemmeno immaginare), ma anche belle sorprese che poi sono diventate belle amicizie. Ormai le ho provate veramente tutte, forse per questo sono riuscito ad emergere piano piano. Sapevo come muovermi dato che l’ambiente ormai lo conoscevo bene, avendolo radiografato per anni. Tecnicamente e stilisticamente il mio rap ha subito anni di studio e di evoluzione. Il solo talento non basta. Serve studio e dedizione. Ho studiato i miei rapper preferiti, anche gli italiani, e cercato una forma definitiva di rap che mi rappresentasse. Oggi ne consegue questo mio stile un pò “liberty” nell’intepretare la metrica e il flow...non sono di certo l’unico ma almneo è una cosa che mi contraddistingue.

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Per te cos’è l’HipHop? E chi è HipHop?

L’hip hop è un movimento culturale favoloso. Racchiude forme di espressione dalla potenza inaudita. E’ un’arma di comunicazione di massa. Visiva e uditiva. Solo in Italia è ancora così tanto strumentalizzato e poco espresso. Colpa anche di una mentalità che tutti abbiamo contribuito a creare e che ci ha un po’ troppo ghettizzati mentalmente. “Ghettusi” diceva Bassi qualche anno fa su 60Hz.. Essere Hip Hop è una cosa difficile da definire. Conosco punk convertiti al rap che sono molto più street e hip hop di tutti quei fighetti da club che si vedono in giro. Ma sono punti di vista. Le vere teste hip hop sono quelle che proprio ce l’hanno nel sangue, che in tutti le loro sfaccettature emanano quell’aurea particolarmente street. Sono cresciuto con i Public Enemy e i Naughty By Nature quindi ovviamente mi rispecchio di più nell’attitudine street di questa cultura. Per restare in casa, ti direi che personaggi come Esa o Inoki sono davvero “hiphop”, esprimono proprio quello che mi aspetterei di vedere e sentire da un vero rapper 8nel bene e nel male).

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Durante i live tu spacchi. E’ innegabile e obbiettivamente impossibile dire il contrario : come ti senti tu? Cosa percepisci dal viso delle persone che sotto al palco cantano i tuoi pezzi?

Ti ringrazio molto per la considerazione! Ultimamente le cose sono davvero molto positive. Vengo spesso chiamato a suonare in tutto il Nord Italia e trovo un sacco di riscontri positivi. C’è un bel pubblico là fuori…super samurai che vogliono sentire davvero il fuoco sul palco. E non dappertutto accade! La dimensione live con la mia crew che è Sweet Poison la interpreto così: 100% attitudine, 100% energia. Mi piace vedere la gente che si infiamma, e mi piace fare spettacolo sul palco! In generale vedo che sempre di più le nuove leve sono preparate e attente. Sanno scegliere la musica che più li attira e cercano di combattere le imposizioni mediatiche. Però l’hip hop è ancora una minoranza in Italia, per cui, specie nell’underground, non si può contare su una struttura che possa dare grandi risultati, a meno di uscire da certi schemi…

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Cosa mi dici della scena Veneta? Tu che riscontro hai nella terra che ti ha visto nascere?

Il Veneto presenta una delle scene hip hop più attive di tutta Italia. Ci sono tantissimi rappers e di materiale ne esce molto ogni mese. La considero una scena molto “difficile”. Più che in altre regioni risulta difficile emergere, proprio per la grande quantità di musica che viene prodotta. Devi saper davvero creare una “differenza” per mettere il naso fuori da questa bolgia. E’ un limite forse perchè non si riscontra quel calore di pubblico che ci si aspetterebbe normalmente. Molte volte (anche con grossi artisti italiani), in molti, anzichè godersi la serata, se ne restano a braccia conserte a scansionarti il culo. Un pò più di entusiasmo e di coinvolgimento e un pò meno atteggiamento non farebbero di certo male. Verrebbe da dire che se ce la fai in Veneto, sei pronto per combattere ovunque...è un campo di addestramento davvero tosto. La situazione economica veneta in teoria permetterebbe l’organizzazione di tanti eventi. E direi che finora è andata proprio così. Ora il pubblico ha visto davvero tanto e sembra non emozionarsi più per nulla. Nel passato non era così: io poi grazie al mitico Palladium ho visto tutti i più grandi rappers americani a meno di un metro di distanza. Dio...quante vibrazioni i sabati sera con Ciso che dedicava a me e Virus qualche pezzo dei Cypress o i Gangstarr...

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Per la musica fai tanto. Oltre a creare ottime rime sei coinvolto nella rivista MoodMagazine : sei soddisfatto di te stesso? In cosa vorresti eventualmente essere diverso o migliorare?

Grazie, mi fa piacere sentirti dire queste cose. C’è un fondamento di ipocrisia (anche se perdonabile) quando un musicista ti dice che lui la musica la fa solo ed esclusivamente per sè stesso. E’ naturale che l’apprezzamento degli altri sia sempre gradito e funga da carburante o almeno da addittivo del carburante stesso.
Venendo a ciò che chiedi vorrei cimentarmi in qualcosa di nuovo, sperimentare alcune cose che ancora non ho ancora approfondito. Sto lavorando con una band per riproporre i brani di Cose Dell’altro Mondo in chiave totalmente strumentale. Pietro “Kelevra” Sola (il mio chitarrista) e tutti gli altri componenti mi stanno dando parecchi stimoli e di fatto mi stanno permettendo di sperimentare influenze rock con le quali mi trovo particolarmente a mio agio. Inoltre vorrei svecchiare alcune sonorità tipiche del mio rap, magari spostandomi su beats più elettronici o semplicemente più freschi (ho in cantiere alcune cose nuove con Penta, Zonta e il mio producer di fiducia Amon...

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Il tuo nuovo disco…COSE DELL’ALTRO MONDO. Un capolavoro. Cosa rappresenta per te questo disco? Ci racconti qualcosa del disco?

Addirittura! Come ti ho detto Cose dell’Altro Mondo è la sintesi della mia personalità. Un disco molto personale, che per me ha segnato anche una notevole crescita, anche in termini di fiducia in me stesso. Dario e Ivaldo de Latlantide sono due discografici davvero molto attenti e onesti e mi hanno dato un ottimo supporto! E’ stato Penta (che oltre ad essere mio socio da una vita è il fonico che ha mixato l’intero lavoro) a mettermi in contatto con loro e ci fu subito feeling. Ci sono stati momenti nella composizione del disco che sono stati piuttosto duri. Molti episodi mi hanno rallentato nella scrittura e nella ricerca del sound giusto, ma alla fine riuscire a condensare così tanto in un cd è stata una delle conquiste più importanti della mia vita. E auguro a tutti di superare le difficoltà e di riuscire a produrre il proprio disco. E’ come una medicina che ti guarisce…Tra gli episodi belli ricordo le lunghe chiacchierate con Amon e Besh per la creazione dei beat. Mi hanno sopportato, hanno risposto alle mie richieste sempre con grande puntualità, mi conoscono da parecchio e sapevano dove volevo arrivare! Poi potrei raccontarti il V-Day delle riprese di Riot Rap Guerrilla con il gruppo dei Gladiatori. L’intera Sweet Poison in mimetica, gonfi di birra, io e Primo con il fango fino alle orecchie, una giornata incredibile, un ricordo indelebile grazie anche a Zedd e la troupe!
Finora comunque il disco è andato molto bene, per le mie possibilità chiaramente, con il prossimo cercherò di confermare le belle cose raccolte nell’ultimo anno.

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A quale pezzo ti senti più legato e perché?

Allora il pezzo a cui sono più legato forse è La Pienezza Del Dragone. Non a caso è il brano di chiusura. E’ la fine del viaggio, il nodo che viene al pettine. E’ tutto su misura di me stesso. Dal tributo al compositore Sakamoto (grazie Amon, questo lo ricorderò per sempre!), al titolo ispirato all’estremo gesto di Shiryu ne I Cavalieri Dello Zodiaco. Forse la bellezza sta nella sua semplicità. Chiunque abbia vissuto situazioni opprimenti e il disagio di un sogno che tarda a realizzarsi ascoltando questo brano riesce a ricordare una delle cose più importanti della vita: l’importanza della speranza e della determinazione.
Poi ci sono sicuramente Un Anno e Blu Notte, brani che dovevo fare per esorcizzare le cose che più mi hanno segnato nella vita. E anche qui la chiave di tutto sta nell’essere riconoscibile e fruibile. Chiunque ha vissuto almeno una volta nella vita ciò che dico. E infine ti direi Riot Rap Guerrilla. Primero è come un fratello più grande, ho imparato molto da lui. Credo che il singolo mi abbia veramente fatto cambiare. Mi ha dato fiducia in me stesso. Mi ha fatto fare quel passo in più che ora mi fa sentire davvero un artista capace e non solo “uno tra tanti”. Poi con Penta e TRobb non poteva che uscire una bomba…

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Originali i tributi ai film e ai cartoons : sei un appassionato ? Come sei riuscito a legare questi contenuti alle tue rime? Casualità o sei andato a ricercare determinati incisi?

Non sono solo un appassionato. Per certe cose sono un vero nerd! Io sono assolutamente FAN di tutto quello che ho inserito in Cose Dell’Altro Mondo e le citazioni scelte sono volute al 100%, ricercate, e aiutano a far scorrere meglio l’intero viaggio del disco. Hai mai visto Non E’ Un Paese Per Vecchi dei Coen? Quel film racchiude un sacco di contenuti poi espressi nella mie canzoni. Così come ho voluto nientemeno che Sua Maestà Leonida su Street Delirium e un piccolo ritaglio di AKIRA di Otomo. Ogni piccolo ritaglio di fatto rappresenta un bel lavoro di ricerca (a volte davvero minuziosa) che mi ha divertito moltissimo.

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La scelta del titolo di un disco è la più difficile. Deve cercare di catturare la gente e oltre ad essere il biglietto da visita deve “descrivere” il disco…secondo te è stato capito? Ci dici perché lo hai scelto?

Cose Dell’Altro Mondo è un modo di dire che racchiude tutto lo stupore nel constatare che le cose non vanno come dovrebbero. O come vorrei. In effetti tutto il disco è pregno di denunce sociali e il titolo comunica fin da subito tutto il disappunto. Non mi sono limitato a fare polemica però. Ho cercato anche di raccontare come io ho trovato soluzioni rispetto quello che non riuscivo più ad accettare. Fortunatamente ho una maniera di scrivere molto diretta a livello di contenuti per cui direi che quasi tutti quelli che hanno ascoltato il mio disco hanno esattamente inquadrato il significato di ogni canzone. Me ne accorgo dalle recensioni (anche all’estero) e anche dalle interviste che ho fatto. Ma, cosa più importante, lo noto dalle mail di feedback che mi arrivano periodicamente dagli ascoltatori. E’ davvero bello sapere che hai toccato i sentimenti di qualche persona con una canzone. Che ci sono persone che, tornando a casa la sera dopo aver dipinto una murata, mettono sullo stereo Blu Notte, o che si danno la carica con Kansas City Theory prima di afforntare una difficoltà. Non mi aspettavo così tanto e non potrei davvero chiedere di più! Riuscire a esprimere sè stessi e a comunicare messaggi che la gente poi metabolizza è davvero una gran bella sensazione!

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Bella Zeta!!!! Grazie mille!!!! Un mega saluto!

Mando un saluto a te e a tutti i lettori di bumchaka. Se leggerete questa intervista spero anche di incontrarvi da qualche parte in giro per l’Italia, potete trovarmi sullo space a www.myspace.com/zethone e su facebook nel gruppo Sweet Poison Street Team. Un saluto ai miei compari e chi lo fa con coraggio e determinazione!

 
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Bumchaka.com Marzo 2010 - articolo acura di

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